Mondorosa. Charles Frederick Worth, l’inglese che inventò l’haute couture francese, tra stile e innovazione

Ed eccomi qui anche oggi con il nostro Mondorosa dove si parla ancora di donne, di Epoca Vittoriana e quest’oggi, di moda con una breve panoramica di un personaggio che viene considerato il fondatore indiscusso della haute couture fracese Charles Frederick Worth. Personaggio al quale ho voluto fare un omaggio nel mio ultimo romance vittoriano Fin de Siècle. Amore proibito, dando alla protagonista, Charlotte, proprio il suo cognome e la professione di sarta.

Charles Frederick Worth occupò il palcoscenico della moda nella seconda metà del XIX secolo. Innovativo e ambizioso introdusse nuovi concetti nel mondo della moda trasformando la figura del sarto in qualcosa di più sofisticato, portandolo da artigiano locale che copiava dalle rivista di moda gli abiti a creatore vero e proprio di abiti, stili e linee moda.
Nonostante viene tradizionalmente considerato il fondatore della haute couture francese, Worth nacque in Inghilterra da famiglia benestante caduta in disgrazia (a quanto sembra a causa dell’alcolismo del padre) cosa che lo costrinse a lavorare come contabili per poi passare a occupare un posto di commesso nei magazzini Lewis e Allenby, mercati di seda londinesi.
Quello fu il suo primo approccio con il mondo della moda, approccio che lui decise di arricchire e approfondire creandosi una vera e propria cultura attraverso la visita di musei e mostre d’arte e studiano gli abiti di epoche passate. Cultura che avrebbe lasciato profondamente il segno nelle sue creazioni future. A soli vent’anni, nel 1845, lascia l’Inghilterra e le capricciose clienti in Regent Street per trasferirsi a Parigi dove inizia l’avventura che lo porterà a scalare le vette della moda e a diventare quel celebrato stilista ricordati ancora oggi. Impiegato presso il prestigioso negozio di tessuti Gagelin di Parigi come commesso incontrò Marie Vernet, che divenne prima sua musa, modella e poi sua moglie.
Dotato di arguzia e fine senso degli affari Worth sperimentava le sue creazioni facendole indossare proprio a Marie Vernet durante il lavoro in negozio, cosa che stuzzicava la curiosità delle clienti che cominciò a domandare vestiti simili. Worth propose a Gagelin di creare una linea di moda con le sete del magazzino (quello che in futuro sarebbe diventato il pret-a-porter) ma lui rifiutò l’iniziativa perché ai tempi non si era ancora diffusa l’abitudine di vendere abiti confezionati. Così, dopo dodici anni di lavoro presso Gagelin, Worth e Marie Vernet, diventata nel frattempo sua moglie, aprono una maison in proprio, che nel giro di pochissimo tempo poté vantare una clientela scelta e selezionata tra la borghesia e le maggiori cantanti e attrici dell’epoca.
Napoleone III era asceso al trono e Parigi era diventata una sorta di fiore all’occhiello di tutta Europa, anche grazie alla modernizzazione della città e alla rivitalizzazione dell’economia del paese che portò anche a un aumento vertiginoso dei beni di lusso, favorendo anche il ceto dei nuovi ricchi ansiosi di ostentare. La moda subì in quei periodi trasformazioni e modifiche e gli abiti femminili prevedevano metri di tessuto sorretti da crinolina. E Worth ebbe un’altra delle sue intuizioni geniali. Sfruttando le innovazioni meccaniche inventò una crinolina in acciaio (fino a quel momento erano sempre state in materiali naturali) che ebbe successo.
Ambizioso e orgoglioso delle sue idee apportò diverse modifiche alla moda che era in continua evoluzioni in quell’epoca, per esempio fu sua l’idea di cambiare forma alla gonna, prima rotonda poi sempre più indietro verso la schiena, cosa che lo portò a inventare anche la demi-crinoline asimmetrica, piatta sulla parte anteriore e rigonfia su quella posteriore. Alcune delle sue innovazioni furono di natura tecnica, come modelli standard che avrebbero permesso, grazie a componenti intercambiabili, di poter realizzare numerosi capi d’abbigliamento con una sola base.
La sua fama raggiunse il vertice quando approdò alla corte di Eugenia di Montijio, moglie dell’imperatore, che rimase incantata dalle sue creazioni e volle conoscerlo. Ne fece il suo sarto e spinse anche le sue dame ad acquistare i modelli di Worth. Diventare il sarto di corte fu il suo volano per essere posizionato al vertice della sartoria occidentale, così, oltre a realizzare abiti per personaggi di spicco quali la regina Vittoria d’Inghilterra, Elisabetta d’Austria o la regina d’Ungheria, moltissime aristocratiche si servirono del suo atelier e i suoi abiti comparirono sulle riviste di moda, diffondendo la sua fama.
Predisposto alle invenzioni della tecnica, utilizzo spesso la macchina per cucire, di recente invenzione e non disdegnò l’utilizzo del pizzo industriale ma riuscì comunque a mantenere una cura eccelsa in ogni dettaglio delle sue creazioni. Prediligeva un costoso e pregiato tessuto francese, realizzato dalle antiche seterie di Lione e si ispirava spesso a opere di maestri del ‘500 e ‘600 come Rembrandt e Tiziano.
Worth oltre a essere un creativo d’eccellenza fu anche un arguto manager di se stesso e della sua arte, capendo che il segreto per un’attività di successo era l’immagine e la diffusione. Il sarto doveva lasciare il posto al creatore di stile che avrebbe dovuto andare a toccare la sfera emotiva della cliente anche grazie a una presentazione efficace. Fu il primo a presentare collezioni di abiti in anticipo, suddividendoli per stagione. Non di minore importanza poi la diffusione delle creazioni, certificate da etichette apposte all’interno dell’abito nonché fornite insieme ai cartamodelli delle creazioni. Per cui arte e marketing pubblicitario per diffondere un sogno, quello delle sue creazioni di moda.
Nel 1870 con la caduta del Secondo Impero e l’esilio di Eugenia di Montijio la maison di Worth chiuse temporaneamente per riaprire due anni dopo. E nonostante fosse sparita la clientela di corte e il suo lavoro fu dedicato all’alta borghesia rimase sulla cresta dell’onda pur applicando prezzi esorbitanti. Morì nel 1895 ma l’attività della maison proseguì fino al 1954 quando chiuse i battenti ma gli abiti di Worth sono tutt’oggi esposti nei più importanti musei della moda in tutto il mondo.

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